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La Sardegna Coast to Coast di Nicola Bottosso


La Sardegna Coast to Coast di Nicola Bottosso


Il Runner Escursionista oggi vi porta un messaggio che ha viaggiato per 180 km, attraversando la Sardegna, per giungere alla sensibilità e alla consapevolezza dell’animo umano.
Parliamo del Sardegna Coast To Coast, percorso/progetto che grazie a Nicola Bottosso e Sandro Ungaro (Presidente de La rete di Emma) si è concretizzato in tre tappe (Tortolì-Dorgali km 72; Dorgali-Buddusò km 58; Buddusò-San Teodoro km 53).
A spingere Nicola e Sandro un nobile intento: informare e sensibilizzare le persone in merito al progetto di supporto psicologico dell’ospedale neurologico Besta di Milano.
1) Nicola, tu sei un ultrarunner che ha all’attivo lunghi tracciati. Quale motivazione ti spinge ad andare sempre oltre?
Nicola:
Tra le motivazioni sicuramente è la libertà che la corsa mi regala a spingermi, un passo alla volta, sempre più distante; poi la voglia di esplorare e conoscere persone e luoghi mai visti. Interpreto la corsa come un grande viaggio alla scoperta di se stessi e delle emozioni che si possono trovare lungo la strada: le gare e le medaglie non mi danno la stessa soddisfazione e libertà.
2) Come è nato il sodalizio con Sandro Ungaro (Presidente de La rete di Emma)?
Nicola:
La storia con La Rete di Emma nasce più di vent’anni fa sulla spiaggia di Eraclea Mare, dove conobbi Marta Bonanomi durante le sue vacanze estive (zia di Emma), dopo delle estati passate in compagnia non ci vedemmo più visto la distanza tra le nostre città. Passarono gli anni e non ci sentimmo più, finchè facebook non ci mise ancora in contatto. Cominciammo a raccontarci le nostre vite ed un giorno Marta mi parlò di un angelo in cielo…. mi parlò di Emma e della sua storia. In quel momento capii che la corsa poteva e doveva diventare un messaggio di Vita e di Speranza da portare per le strade del mondo. A febbraio 2017 andai in Brianza per abbracciare Marta e conoscere Sandro e Linda, i genitori di Emma. Dal primo abbraccio che ci siamo scambiati ho sentito che le fatiche future sarebbero state dedicate ad Emma e alla sua Rete.
3) Ricordi la prima volta che hai indossato le scarpe da running? Quali emozioni accompagnano questo tuo ricordo?
Nicola:
Me lo ricordo perfettamente: erano un paio di Adidas grigie da 60 euro prese in sconto in un outlet. Sento ancora oggi il dolore alle ginocchia, polpacci e schiena: fu traumatico iniziare. I primi 5 km fatti senza fermarmi sono stati un gran traguardo, poi col passare dei mesi capii di dover spendere un pò di soldi in più e prendermi delle scarpe migliori. Comprai le Nike Pegasus, i dolori sparirono e cominciai finalmente ad allungare il percorso quotidiano ed aumentare i km. L’ultimo giorno dell’anno torno a rifare il primo percorso di 5 km da dove è partita la mia avventura nel mondo del running: ogni anno mi emoziono….
4) Solitamente ai/alle runner che incontro auguro di percorrere nella vita (fisicamente e metaforicamente) tantissimi chilometri, sempre accompagnati dal sorriso.
Tu hai un motto affine: vuoi parlarmene?
Nicola:
Penso che il sorriso, anche davanti alle difficoltà, non debba mai mancare. Sai, se sorridiamo alla vita ci viene tutto meglio e chi ci sta vicino può godere di questo. Mi piace pensare che in questo mondo siamo tutti delle matite colorate, ognuno con il suo disegno ed il suo colore: non ci resta che uscire in strada – il nostro foglio bianco – ed iniziare il nostro capolavoro quotidiano, sempre col sorriso anche perchè come diceva la piccola Emma: “Stai tranquillo e sorridi sempre. La tristezza non fa bene!”.
5) Tre lunghe tappe hanno reso possibile il viaggio di Emma: un itinerario altamente comunicativo.
Fatica, contatto con il territorio e dedizione alla causa hanno reso più efficace la vostra missione?
Nicola:
Se oltre ai giorni di corsa ed incontri sommiamo la partenza ed il ritorno ne escono sei giorni intensi, faticosi… stressanti. Il viaggio verso le emozioni di questa Coast to Coast è iniziato a gennaio quando parlando con Sandro ci siamo detti di voler portare il messaggio direttamente alle persone. Da lì sono iniziati i lavori sui contatti in Sardegna, finchè siamo riusciti ad ottenere la grandissima disponibilità dei comuni che ci hanno ospitato, riuscendo a realizzare questa grandissima impresa fisica e solidale che ha portato nel cuore di molte persone emozioni uniche.
Personalmente la fatica è stata molta, dovendo gestire le forze per la corsa di notte e gli incontri nel pomeriggio. Sono riuscito a dormire solo dieci ore in tre giorni di attraversata, ma ne è valsa la pena. Con me porterò sempre gli abbracci delle persone e sopratutto quelli dei ragazzini che ho incontrato lungo la strada, oltre ai colori delle albe e dei profumi che la Sardegna mi ha donato.
6) Ad ogni tappa, un traguardo festoso alleviava le fatiche accumulate a suon di falcate.
Quanto sono stati importanti gli incontri di divulgazione del vostro messaggio? Siete riusciti a creare reale vicinanza al tema/obiettivo che pone l’accento sul supporto piscologico a chi vive periodi di sofferenza emotiva?
Nicola:
Gli abbiamo voluti come parte importante di questa coast to coast. Il messaggio, secondo me, deve arrivare dopo la fatica, dopo aver visto che qualcuno si è impegnato per raggiungere uno scopo. Siamo abituati ai messaggi in tv dove si parla soltanto ma i fatti poi non sono mai concreti…voglio dare un messaggio nuovo a questo mondo: “Vai e fai!”.
Noi in Sardegna abbiamo fatto così e siamo sicuri che il messaggio è arrivato veramente, quando ho visto dei sindaci commuoversi assieme agli amministratori comunali davanti alla gente che veniva ad ascoltare il perchè della mia fatica e sopratutto la testimonianza di Sandro e della Rete di Emma capivo che il messaggio che portavamo entrava nel cuore di tutti.
7) Se tutti fossimo attivi partecipanti nel cambiamento positivo del quotidiano ci sarebbe maggior consapevolezza della realtà e delle necessità altrui.
Correre con un obiettivo che non ha nulla a che fare con la propria dimensione personale può rendere un individuo più sensibile rispetto ai temi sociali?
Nicola:
Sicuramente sì, a patto di andare a conoscere e vivere le situazioni delle persone che si vuole aiutare. Solo cosi potremmo capire veramente cosa stiamo facendo, altrimenti diventa facile correre per un scopo anche se solidale. Finita la corsa non ti rimane tanto, ma se in quella situazione ti ci metti dentro e cerchi di capirla e viverla ecco che la corsa diventa veramente motivante e puoi perfino percepire la forza che arriva quando ci si impegna fino in fondo ad aiutare chi è in difficoltà.
8) Nel vostro Sardegna Coast to Coast avete attraversato luoghi fisici ed emotivi: quali immagini mentali custodite nella vostra memoria emotiva?
Nicola:
Molte… Porto com me albe, tramonti, persone, abbracci, lacrime, fatiche. In tre giorni ho vissuto più emozioni che in un anno: sono esperienze uniche che valgono più di qualsiasi gara o medaglia.
9) Diventare ultra runner richiede dedizione, metodo ed ovviamente forte motivazione. Quanti vantaggi hai tratto da questa tua passione nella vita di tutti i giorni?
Nicola:
Questo “aggettivo” ultimamente lo stiamo usando troppo e male: sembra quasi che se non sei “ultra” non sei niente. Questa cosa non mi va! Ultra è andare oltre le nostre aspettative, fare qualcosa che non pensavamo mai di fare, ma non solo nella corsa. Anche un bambino che impara a camminare è ultra andando oltre a quello che pensava di non riuscire a fare. Io non mi sento ultrarunner: a me piace correre ed esplorare, fare molti km e stare in strada il più possibile in modo da essere solo con me stesso e trovare le risposte a questa vita che non è sempre facile. La corsa su lunghe distanze mi ha aiutato a crescere e migliorare come persona, ma sopratutto riesco a mettere dentro il bagaglio del mio passaggio terreno più emozioni positive possibili ed andarle a trovare quando un giorno sarò vecchio e non potrò più fare queste
cose.
Il “non plus ultra” – ha ragione Nicola – può essere superato in tutti gli ambiti e i momenti della vita.
“Vai e fai”, il suo motto. Come dargli torto?!
Abituarsi ad una vita da spettatori nella speranza che qualcuno – non noi – attui un cambiamento positivo ci deresponsabilizza e ci allontana dal nostro prossimo. Rischiamo di relegare ai margini l’altro a tal punto da non farlo figurare nella nostra vita neanche come semplice comparsa.
Nicola e Sandro hanno compiuto questa Sardegna Cost to Coast spinti dall’altruismo e dalla voglia di avere un ruolo attivo nel cambiamento.
Siamo persone distratte dai mass media, consumatori di messaggi effimeri che si risolvono con un click. Un “like” o una mera condivisione di un link sul nostro spazio virtuale non potranno mai avere lo stesso impatto sulla nostra vita e ancor meno su quella altrui.
Esiste però un lato positivo del mondo mediatico – nello specifico dei social network – che consente di far conoscere a tante persone importanti messaggi.
Attraversare il territorio, coltivando i contatti umani per poi aver un’eco mediatica garantisce un matrimonio felice tra reale e virtuale.
Come pedagogista posso dire che il lato esperienziale risulta sempre più forte e duraturo. Non tutti possono compiere simili imprese, ma chiunque può nel suo piccolo farsi portatore di messaggi positivi. Prestare attenzione e cuore a queste realtà garantisce maggiori opportunità al miglioramento del concetto di cura a tutto tondo.
Il mio auspicio è che La rete di Emma vi abbia catturato. Il supporto psicologico a chi vive situazioni di difficoltà legate a lunghe degenze ospedaliere connesse a difficili battaglie è un grandissimo valore aggiunto al concetto di cura.
Ringrazio Nicola e Sandro per aver caricato sulle proprie spalle questo messaggio e per aver accarezzato la Sardegna da una costa all’altra, incontrando tante persone, le quali hanno offerto attenzione e comprensione.
Grazie Nicola per il tempo dedicato alla lunga corsa e a questa chiacchierata.
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