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“Montagne verdi” vince “Emozioni a Elighes Uttiosos 2019”

“Montagne verdi” vince “Emozioni a Elighes Uttiosos 2019”

Amiche ed Amici di Runner Escursionista,
il Concorso TraiLetterario “Emozioni a Elighes Uttiosos 2019” ha presentato sette racconti in gara.
Alcuni ha rivissuto ed altri invece hanno vissuto grazie alle parole la bellissima corsa Elighes Uttiosos Spring Trail a Santu Lussurgiu (OR).
A vincere su tutti è stata la narrazione del territorio e dell’esperienza in soggettiva dipinta verbalmente da Mato Deidda, il quale si è aggiudicato:
  • Un pranzo o una cena per due persone nell’incantevole “Agricampeggio Elighes Uttiosos” (Santu Lussurgiu, OR);
  • Un pettorale per Capo Mannu Trail Running (23/06/2019 San Vero Milis, OR);
  • Un trail escursionistico;
  • La pubblicazione dello scritto sulla mia pagina e il mio blog.
Ora lascio che a guidarvi per i sentieri del Montiferru sia il racconto “Montagne verdi”.
#ScarpeBenAllacciate e buona lettura.
Questo è un Trail da fare.
La catena del Montiferru è una delle più suggestive della Sardegna con una vegetazione boschiva tra le più antiche. Ci troviamo nella zona centro occidentale dell’isola vicino a Santu Lussurgiu.
Già da una settimana si preannunciano piogge per tutto il giorno precedente alla gara e nel giorno stesso della gara.
Così è, ma io amo la montagna, ho imparato a conoscerla e rispettarla.

In caso di pioggia basta equipaggiarsi adeguatamente e avere più cautela.
Si parte tutti insieme, chi farà 11 Km (la short Trail) e chi come me farà la long Trail da 22 km.
Piove moderatamente, dopo 100 metri sbatto il ginocchio sinistro su una roccia, ho un dolore fortissimo ma proseguo.
Ci si arrampica in fila indiana tutti colorati su uno sfondo di verde brillante e tutte le sfumature di colori di una primavera esplosa.
Il profumo della menta è fortissimo ma si sente anche il cisto in fiore, un fiore giovane e carnoso.
Al 4° km seguendo le indicazioni delle frecce prendiamo un sentiero che dopo 500 mt finisce. Si torna indietro.
Qualcuno ha sposato premeditatamente il cartello indicatore e tagliato le fettucce arancioni. Si prosegue, non ha senso incazzarsi più di tanto. Il genere umano è stolto e cattivo, a volte.

Io sono qui per divertirmi conoscere nuovi posti e nuova gente.
Si sale su fino all’antenna e qualcuno cade. Mi presto per aiutarlo a capire se è grave. Si tratta di una contusione, ma l’atleta preferisce tornare indietro sino ai soccorsi.
Si riprende a correre tra la nebbia e quella aria frizzantina. Si passa davanti a un enorme voliera un tempo usata per allevare grifoni.
Giunto all’ottavo chilometro sento già fame e allora mangio.
Corro insieme a diverse persone, quasi tutte donne e le ammiro perché sono forti impavide e coraggiose.

Piove sempre, il terreno è fangoso e se ne sente il profumo.
La nostra terra è bellissima e sono davvero fortunato a poterne godere.
Come se la natura mi stesse inebriando, come sei boschi mi salutassero, sento molta energia e aumento l’andatura, vado veloce a tratti sotto i cinque minuti a Km. Non sempre però è possibile correre così veloce. Ci sono tratti tecnici e alcuni difficili da passare, complice il terreno bagnato e scivoloso. Questo è Trail!
Al 16° km si comincia la via del ritorno.
La mia bussola visiva capisce subito che ci saranno ancora molte salite.
Attraverso boschi, ruscelli, strade sterrate allagate, ai bordi i cardi mariani selvatici che proteggono i ciclamini e i cisti.
Le salite non finiscono, alcune ripide… il mio Polar dice diciannove chilometri, davanti a me una salita infinita e dietro nessuno mi segue. Ecco questa è la solitudine, a contatto con la natura…ma come diavolo è possibile che sia già al quinto km di salita consecutivo?
Incomincio a essere stanco.

Allora mi ricordo di tutto ciò che ho corso per strada e in montagna, della passione che va sempre a braccetto con sacrificio e fatica, di quando la malattia mi ha fatto lo sgambetto e invece sono ancora qua a lottare per raggiungere la vetta che sembra lontanissima.
Salgo ancora e sono al 21° km e sto arrivando. Mi seguono una macchina e una jeep e dietro ancora due atleti. Arranchiamo tutti, ma appena arrivo in cima entro dentro l’agricampeggio di Elighs Ottosos e mi godo la discesa che mi porta all’arrivo.
Mi accolgono silenziosi, solo all’ultimo qualcuno si accorge che sto arrivando e scoppiano gli applausi.
Grazie Sorella Montagna.


Grazie per le parole con cui hai tracciato i sentieri e per averle condivise con noi.

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